Castello di Cardiff, cuore del Galles

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Il maschio del Castello di Cardiff © Cardiff Council

Il maschio del Castello di Cardiff © Cardiff Council

Il drago rosso vola nella notte di Cardiff. Sospinto dal vento, il simbolo del Galles spiega le ali cucite sulla bandiera. E aleggia maestoso sopra la torre normanna del castello. Lo guardo rapito dalle grande mura che circondano il maniero: unica struttura nel Regno Unito dove convivono tanti stili architettonici di epoche diverse.

Mi sono apparsi subito nella loro bellezza differente, quando nel pomeriggio sono entrato sullo spiazzo grande disteso nel verde, e ho camminato l’intarsio dei corridoi in terra battuta.

Gli occhi si sono alzati verso il terrapieno, circondato da un fossato, su cui sorge il maschio. Fu Guglielmo il Conquistatore a ordinarne la costruzione dopo aver invaso le terre britanniche nel 1081, e aver scelto Cardiff come luogo ideale per governare la regione del Glamorgan.

Il condottiero normanno sfruttò la struttura esistente, realizzata dalla legioni romane durante il loro attacco al Galles del Sud nella metà del primo secolo d.c. In origine era solo un forte in legno intorno a dieci ettari fortificati. Le mura quadrate e la porta principale d’accesso al recinto vennero realizzate nel 1270 da Gilbert de Clare per prevenire la ribellione guidata da Llywelyn ap Gruffud.

Durante gli anni e le battaglie, il castello passò di mano svariate volte e subì delle modifiche: come quella voluta dalla famiglia locale dei Beauchamps che, lungo le mura a ovest, fece costruire l’area residenziale chiamata “Palazzo”.

Poi, nel XVI secolo, quando la dinastia Gallese dei Tudor salì al trono d’Inghilterra diventò proprietà della corona. E William Herbert, fratello dell’ultima moglie di Enrico VIII, ne ebbe il controllo. La sua genia lo cedette nel 1776 ai marchesi di Bute per mancanza di fondi.

Dopo aver lasciato la torre ed essere ridisceso dal terrapieno, sono entrato nel “Palazzo”: qui, grazie a John Patrick Crichton-Stuart che affidò nuovi lavori di ristrutturazione all’architetto William Burges nel 1867, è tutto un fiorire di temi medievali e gotico-vittoriani contrastanti. Basta far scivolare lo sguardo sulle pareti: l’abbondanza ingombrante di figure mitologiche e storiche è prorompente.

Così come la pesantezza dei caminetti, “abbelliti” da sculture e bassorilievi. Ma ciò che più mi ha impressionato è quando ho visto la “Stanza Araba” con i decori islamici in marmo e lapislazzuli. Il soffitto, invece, è scolpito nella pietra con una foglia d’oro. Poi sono passato nella “Stanza dei bambini”: le piastrelle sono dipinte a mano con le filastrocche delle balie.

Appena uscito dal “Palazzo” ho potuto ammirare la Torre dell’orologio, simbolo della città. Vista dabbasso è ancora più impressionante nella sua bellezza, ricca di figure medievali poste al lato degli orologi dal quadrante blue e dalle lancette oro. Fu realizzata nel 1869 dallo stravagante architetto che fece così del castello l’edificio più particolare e curioso dell’epoca Vittoriana.

Nel 1947 il comune di Cardiff diventò proprietario del maniero. E ancora oggi lo amministra, ospitando tra le sue mura spettacoli e concerti cui possono assistere sino a diecimila persone.

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